Ieri sera …

Intravidi tra le gocce d’acqua un ombrellino rosa che spiccava da dietro il muro verde della siepe. Speravo con tutte le mie forze che non fosse la solita bambina che passava, non ne potevo più di aspettare, anche se dal momento in cui le avevo inviato il messaggio erano passati solo cinque minuti. Cinque minuti sotto una doccia di dolore e di tristezza senza alcun conforto e alcun ombrello, solo nella mia solitudine e solo nella mia tristezza. L’ombrellino imboccò il sentiero che portava all’interno del parco e accelerò il passo. Accelerando il passo, Irene si fece riconoscere e insieme al suo passo accelerò anche il mio cuore; avevo passato molti tempi bui nella mia vita, molte volte toccai il fondo e molte volte anche il fondo sgretolò sotto i miei piedi, lasciandomi cadere in un buio sempre più profondo, nell’oscurità assoluta, trasportato solo dalle leggi che governano il mondo, trasportato dal vento come le nuvole, trasportato dalla corrente impetuosa di un fiume che è la mia vita. Molte volte mi trovai in questa situazione, ma questa volta era molto diverso, questa volta non ero solo contro la corrente, questa volta avevo una mano tesa, la mano di un Angelo inviato da Dio per salvarmi. La mano di una ragazza che amava essere bambina, ma responsabile di esser ormai donna.
“Che fai sotto la piaggia?”
Una voce armoniosa stonata da una vena di angoscia e preoccupazione. Io in quel momento non sapevo che dire, non mi ero mai confidato con qualcuno, nemmeno mia madre conosceva il vero Io, ero impreparato e avevo paura e non sapevo se fidarmi e non sapevo come avrebbe reagito e non sapevo se dovevo piangere e “e” “e”, troppi “e”. Le parole uscirono da sole come un fiume all’apertura della diga che separava i miei sentimenti dal mondo, tutti insieme senza sapere da quale partire. Con una voce ansimante iniziai a parlare con un pianto che inizialmente bussò, poi butto giù la porta.
“Mi sento solo. Nessuno mi vuole, nessuno mi loda, nessuno necessita di me, perché nessuno ha bisogno di me. C’è sempre qualcuno migliore di me che mi può sostituire in qualsiasi momento. Nessuno che mi incoraggia a credere in me stesso, tutti bravi a criticare…”
Ormai le parole erano diventate pianto
“Nessuno che ti fa un complimento o che esprime il suo affetto. So che molte persone mi vogliono bene, ma mi piacerebbe sentirlo dire, non deve essere sempre tutto scontato cazzo. Anche se dai il meglio di te stesso nessuno ti loda. Mi sento solo.”
Si liberarono le lacrime di colpi incassati negli anni senza dire nulla. Le lacrime mi scesero sul viso per poi cadere a terra. Erano confuse dalla pioggia, dalla doccia naturale che rispecchiava col suo grigiore e col suo suono basso e solitario il mio umore. Passarono pochi secondi che durarono secoli, il tempo che Irene impiegò ad assimilare quelle parole e a capirle. Vedeva che ne stavo davvero male, il suo cuore piangeva con il mio e per il mio. In quel momento era lei la figura portante di quella relazione. Negli anni precedenti era sempre stata lei a piangere sulla mia spalla, ero io che la consolavo, che avevo sempre le parole giuste e che mi mostravo sicuro e intaccabile. Ora invece quella mia figura da Dio era caduta, ora era Dio a chiedere aiuto a lei, una ragazza che per quel compito si doveva innalzare per diventare il mio Angelo custode.
“Tu hai me!”
Quelle parole uscirono dalla sua bocca con un tono calmo, sicuro e rassicurante.

“Sei tu che mi hai sempre accolto e aiutato nel momento in cui tutto mi sembrava andare storto. Per me tu sei il più importante. Io ho bisogno di te”
l’ombrellino rosa si abbassò e la tristezza la invase insieme alla solitudine. Eravamo in due nella solitudine, eravamo in due nella tristezza. Ci avvicinammo e appoggiai la mia testa sulla sua spalla sicura e forte per sostenermi. Non ero più solo. Capì che in quel momento bastava avere lei perché tutto andasse per il verso giusto e la pioggia non fu una doccia di tristezza e solitudine, era una doccia liberatoria.
“Hai ragione, ho te, e questo mi basta”
Mi girai e per un istante mi immersi nella sua anima attraverso i suoi occhi, lo specchio della sua anima e della sua forza dirompente, della sua energia che ora più che mai mi ha aiutato. Poi arrivai alla morbidezza e delicatezza di quel bacio pieno d’amore e speranze e conforto e sostegno e “e” “e”, ancora troppi “e” per quel momento fotografato dalla mia mente e appeso sulla porta del cuore…

Volevo dirti grazie per aver ridato luce ai miei occhi, per avere fatto tornare il sorriso sulle mie labbra, perchè mi fai sentire amato, perchè mi hai ridato la fiducia di capire che al mondo esistono persone meravigliose come te. Grazie di esistere, sei la luce dei miei giorni. TI VOGLIO TANTO BENE!!!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...