Volando come un falco

Volare, il sogno ancestrale , quel desiderio innato di sollevarsi dal suolo e librarsi alto nei cieli , sgombri dai fardelli e dalle catene della società, capaci di osservare il mondo da altre prospettive, per poi piombare giù lesti sulla preda come un falco pellegrino.Quante volte abbiamo immaginato di volare, anche solo per un attimo, come portentosi falchi carezzati dai venti.L’umanità, fin dai primordi, ha agognato il bene supremo aristotelico della conoscenza dei segreti dell’Universo, per avvicinarsi all’Ignoto e ai misteri della Fede.Dal volo nell’atmosfera terrestre siamo passati gradualmente ai voli spaziali e a quelli lunari fino ad immaginare ipotizzabile uno sbarco su Marte in un futuro prossimo venturo.Dall’antichità, ci giungono tracce di geroglifici egizi che descrivono l’esistenza di civiltà aliene, più evolute, giunte dal cielo sulla terra, attraverso l’uso di velocissime astronavi. Nella mitologia greca l’amore per il volo viene incarnato magistralmente da Icaro , figlio di Dedalo che per scappare da Creta e dal re Minosse si erge in volo con ali di penne di uccello, fino a cadere tragicamente in mare a causa del calore del sole che ne scioglie rapidamente i collanti in cera.Alla fine del XV secolo la genialità e l’ intraprendenza inducono Leonardo Da Vinci a progettare e costruire macchine in grado di far spiccare per alcuni istanti il volo, vincendo le forze gravitazionali. Nei secoli più recenti i fratelli Montgolfier inventano il primo aerostato ad aria calda e solo all’inizio del secolo scorso i fratelli Wright realizzano il primo aereoplano bimotore in grado di volare.Durante la guerra fredda , la corsa agli armamenti di USA e URSS fungono da volano alle ricerche spaziali che culminano con il primo volo spaziale nell’orbita terrestre da parte del cosmonauta russo Yuri Gagarin e in seguito con l’allunaggio dello statunitense Neil Armstrong sul modulo lunare Eagle nella storica missione denominata Apollo 11 (1969).Quante volte ci siamo proiettati con la mente visionaria in volo, e quante volte osservando gli uccelli e le loro migrazioni abbiamo intravisto un parallelismo nella nostra vita.Gli ornitologi pensano che i motivi migratori degli uccelli risiedano principalmente nelle variazioni di luce nell’arco della giornata (il cosiddetto fotoperiodismo) e che la loro capacità di orientamento nel seguire rotte costanti dipenda essenzialmente da fattori di posizionamento astrale.Anche noi, esseri umani a volte migriamo, chi con la sola fantasia dell’immaginazione , alla ricerca della stella cometa smarrita , chi concretamente, per bisogni o per puro spirito di emancipazione e investigazione dell’esistenza.In fondo partire per me è stato un po’ come migrare , un ciclo della vita che ti porta a seguire altre direzioni, direzioni che meglio calzano il tuo istinto naturale,come gli uccelli migratori che nidificano a Nord per poi svernare in luoghi australi, più miti e ospitali.Il rischio come per Icaro è di lasciarsi prendere dall’ebrezza del volo e smarrirsi strada facendo…

«Quando il volo supera la passione, per decollare basta chiudere gli occhi.»

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