RACCONTO DI UN INFERMIERE

Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un’ottantina di anni arrivó per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice. Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00.Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un’ora prima che qualcuno potesse vederlo. Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della sua ferita.Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita;andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita.Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta. L’anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie.Mi informai della sua salute e lui mi raccontó che era affetta da tempo dall’Alzheimer.
Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po’ tardi.Lui mi rispose che lei non lo riconosceva già da 5 anni.Ne fui sorpreso, e gli chiesi: “E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi è lei?”L’uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo:”LEI NON SA CHI SONO MA IO SO ANCORA PERFETTAMENTE CHI E LEI!”.Dovetti trattenere le lacrime avevo la pelle d’oca e pensai:”Questo è il genere d’amore che voglio nella mia vita!”.Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia questo è VERO AMORE.

Sebastian

Annunci

La storia di una bambina

la storia ha inizio tempo fa,quando un  uomo
punisce sua figlia di cinque anni per la perdita
di un oggetto di valore e il denaro in quel periodo
era poco.Era il periodo di Natale,la mattina successiva
la bambina portò un regalo e disse:PAPA’E’PER TE! Il
padre era visibilmente imbarazzato,ma la sua
arrabbiatura aumentò quando aprendo la scatola
vide che non c’era nulla.Disse in modo brusco:NON LO
SAI CHE QUANDO SI FA UN REGALO SI PRESUPPONE
CHE NELLA SCATOLA CI SIA QUALCOSA? La bimba
lo guardò dal basso verso l’alto e con le
lacrime agli occhi disse:PAPA’NON E’VUOTA,HO
MESSO DENTRO TANTI BACI FINO A RIEMPIRLA! Il
padre si sentì annientato,si inginocchiò mise le braccia
attorno al collo della sua bambina e le chiese perdono.
Passò del tempo e una disgrazia portò via la bambina.
Per tutto il resto della sua vita il padre tenne
sempre vicino al suo letto la scatola e quando si
sentiva scoraggiato o in difficoltà,apriva la
scatola e tirava fuori un bacio immaginario ricordando
l’amore che la bambina ci aveva messo dentro.
In poche parole,ognuno di noi ha una scatola
piena di baci e amore incondizionato di persone
care e amici.NON CI SONO COSE PIU’
IMPORTANTI CHE SI POSSANO POSSEDERE.

Sebastian

……

Mentre mia moglie mi serviva la cena,le presi
la mano e le dissi:”DEVO PARLARTI!”Lei annuì
e mangiò con calma.La osservai e vidi il
dolore nei suoi occhi,quel dolore che
all’improvviso mi bloccava la bocca.Mi feci
coraggio e le dissi:”VOGLIO IL DIVORZIO!”Lei
non sembrò disgustata e mi chiese soavemente:”PERCHE’?”Quella sera non
parlammo più e lei pianse tutta la notte.Io
sapevo che lei voleva capire cosa stesse
succedendo al nostro matrimonio,ma io
non potevo risponderle;avevo perso il
mio cuore a causa di un’altra donna:
GIOVANNA.Io ormai non amavo più mia
moglie,mi faceva pena,mi sentivo in colpa
ragion per cui sottoscrissi nell’atto di
separazione che a lei restasse la casa,l’auto
e il 30% del nostro negozio.Lei quando vide
l’atto lo strappò in mille pezzi.”MACOME?
AVEVAMO PASSATO DIECI ANNI DELLA
NOSTRA VITA INSIEME ED ERAVAMO
RIDOTTI A DUE PERFETTI ESTRANEI?”A
me dispiaceva tanto per tutto questo
tempo che aveva sprecato per me,per
tutte le sue energie,però non potevo farci
nulla,io amavo GIOVANNA. All’improvviso
mia moglie cominciò a urlare e a piangere
ininterrottamente per sfogare la sua rabbia
e la sua delusione,l’idea del divorzio cominciava
ad essere realtà.Il giorno dopo tornai a casa
e la vidi in camera da letto che scriveva,non
cenai e mi misi a letto,ero molto stanco dopo
una giornata passata con GIOVANNA.Durante
la notte mi svegliai e vidi mia moglie sempre
lì a scrivere mi girai e continuai a dormire.
La mattina mia moglie mi presentò le condizioni
affinchè accettasse la separazione.Non voleva
la casa,non voleva l’auto,tantomeno il negozio,
soltanto un mese di preavviso,quel mese che
stava per cominciare l’indomani.Inoltre voleva
che in quel mese vivessimo come se nulla fosse
accaduto.Il suo ragionamento era semplice:
“NOSTRO FIGLIO IN QUESTO MESE HA GLI ESAMI
A SCUOLA E NON E’GIUSTO DISTRARLO CON I
NOSTRI PROBLEMI.”Io fui d’accordo però lei mi fece
un’ulteriore richiesta:”DEVI RICORDARTI DEL GIORNO
IN CUI CI SPOSAMMO,QUANDO MI PRENDESTI IN
BRACCIO E MI ACCOMPAGNASTI NELLA NOSTRA
CAMERA DA LETTO PER LA PRIMA VOLTA,IN QUESTO
MESE OGNI MATTINA DOVRAI PRENDERMI IN
BRACCIO E DEVI LASCIARMI FUORI DALLA PORTA DI CASA.” Pensavo che avesse perso il cervello ma
acconsentii per non rovinare le vacanze estive a mio
figlio per superare il momento in pace.Raccontai la
cosa a GIOVANNA che scoppiò in una fragorosa
risata dicendo:”NON IMPORTA CHE TRUCCHI SI
STA INVENTANDO TUA MOGLIE DILLE CHE ORMAI
SEI MIO SE NE FACCIA UNA RAGIONE.”Io e mia
moglie era da tempo che non eravamo più in
intimità,così quando la presi in braccio il primo
giorno eravamo imbarazzati entrambi,nostro
figlio invece camminava dietro di noi
applaudendo e dicendo:”GRANDE PAPA’ HA
PRESO LA MAMMA IN BRACCIO.”Le sue
parole furono come un coltello nel mio cuore,
camminai per dieci metri con mia moglie in
braccio che chiuse gli occhi e a bassa voce mi
disse:”NON DIRGLI NIENTE DEL DIVORZIO
PER FAVORE.”Acconsentii con un cenno,un
pò contrarito e la lasciai sull’uscio.Lei uscì e
andò a prendere il bus per andare a lavoro.
Il secondo giorno eravamo tutte e due più
rilassati,lei si appoggiò al mio petto e potetti
sentire il suo profumo sul mio maglione.Mi
resi conto che era da tanto tempo che non la
guardavo,mi resi conto che non era più così
giovane;qualche ruga,qualche capello bianco.
Si notava il danno che le avevo fatto.Ma cosa
avevo potuto fare da ridurla così?Il quarto
giorno prendendola in braccio come ogni
mattina avvertii che l’intimità stava ritornando
tra di noi,questa era la donna che mi aveva donato
dieci anni della sua vita,la sua giovinezza,un
figlio e nei giorni a seguire ci avvicinammo
sempre di più.Non dissi nulla a GIOVANNA
per rispetto.Ogni giorno era più facile
prenderla in braccio e il mese passò
velocemente.Pensai che mi stavo abituando
ad alzarla e per questo che ogni giorno
che passava la sentivo più leggera.Una mattina
lei stava scegliendo come vestirsi,si era provata
di tutto,ma nessun indumento le andava bene e
lamentandosi mi disse:”I MIEI VESTITI MI VANNO
GRANDI.”Mi resi conto che era dimagrita tanto
ecco perchè mi sembrava così leggera.Di colpo
mi resci conto che era entrata in depressione,
troppo dolore e troppa sofferenza pensai.
Senza accorgermene le toccai i capelli,ma
nostro figlio entrò nella stanza e disse:”PAPA’
E’ARRIVATO IL MOMENTO DI PORTARE LA
MAMMA IN BRACCIO”Per lui era diventato un
momento basilare della sua vita, mia moglie
lo abbracciò forte e io girai la testa ma dentro
di me sentivo un brivido che cambiò il modo
di vedere il divorzio.Ormai prenderla in braccio
e portarla fuori cominciava ad essere per me
come la prima volta che la portai in casa quando
ci sposammo,la abbracciai senza muovermi e
sentii quando era leggera e delicata,mi venne da
piangere.L’ultimo giorno feci la stessa cosa e
le dissi:”NON MI ERO RESO CONTO DI AVER
PERDUTO L’INITMITA’CON TE.”Mio figlio
doveva andare a scuola e io lo accompagnai
con la macchina mentre lei restò a casa.Mi
diressi poi verso il posto di lavoro ma a un certo
punto passando davanti casa di GIOVANNA mi
fermai scesi e corsi sulle scale lei mi aprì la
porta e le dissi:”PERDONAMI MA NON VOGLIO
PIU’DIVORZIARE DA MIA MOGLIE.”lei mi
guardò e mi disse:”MA SEI IMPAZZITO?”ma
io le risposi:”NO E’CHE AMO MIA MOGLIE ERA
STATO SOLO UN MOMENTO DI NOIA E DI
ROUTINE CHE CI AVEVA ALLONTANATO,MA
ORA HO CAPITO I VERI VALORI DELLA VITA
DAL GIORNO IN CUI L’HO PORTATA IN BRACCIO
MI SONO RESO CONTO OSSERVANDOLA E
GUARDANDOLA CHE DOVEVO FARLO PER
IL RESTO DELLA MIA VITA”Ma GIOVANNA
piangendo mi ritò uno schiaffo e entrò in
casa sbattendo la porta.Io scesi le scale
velocemente andai in macchina e mi fermai
in un negozio di fiori,comprai un mazzo di
rose e la ragazza del negozio mi disse:”COSA
SCRIVIAMO SUL BIGLIETTO?”Io le risposi:
“TI PRENDERO’IN BRACCIO OGNI GIORNO
IN BRACCIO OGNI GIORNO DELLA MIA VITA
FINCHE’MORTE NON CI SEPARI.”Arrivai di
corsa a casa,feci le scale entrai precipitandomi
in camera nostra felicissimo e con il sorriso
sulla bocca ma mia moglie era a terra MORTA.
Stava lottando contro il cancro ed io che
invece ero occupato a passare il tempo con
GIOVANNA senza nemmeno accorgermene.
Lei per non farmi pena non me lo aveva detto,
sapeva che stava per morire e per questo mi
chiese un mese di tempo.Si un mese affinchè
a nostro figlio non rimanesse un cattivo ricordo
del nostro matrimonio,affinchè nostro figlio
non subisse traumi, affinchè a nostro figlio
rimanesse impresso il ricordo di un padre
meraviglioso e innamorato della madre.
QUESTI SONO I DETTAGLI CHE CONTANOIN UNA RELAZIONE,NON LA CASA,NON LA
MACCHINA,NON I SOLDI QUESTE SONO COSEEFFIMERE CHE SEMBRANO CREARE UNIONE
MA CHE INVECE DIVIDONO,CERCHIAMOSEMPRE DI MANTENERE IL MATRIMONIO
FELICE,RICORDANDO SEMPRE IL PRIMO GIORNODI QUESTA BELLA STORIA D’AMORE.A VOLTE NON
DIAMO IL GIUSTO VALORE A CIO’CHE ABBIAMOFINO A QUANDO NON LO PERDIAMO.

Sebastian

UNA VERA DONNA

Una vera donna di se mostra il coraggio, che può essere anche il coraggio di piangere, perché non c’è nulla di male nel mostrarsi deboli ogni tanto; Una vera donna sa che può essere donna anche senza mostrarsi nuda… La femminilità è altra, quelle li si chiamano t…. ; una vera donna sa dire di no, e non lo fa per convenzione, non lo fa per gli altri, lo fa per se stessa; una vera donna trova sempre la forza di rialzarsi, trova la forza di amare, serba rancore ma sa anche perdonare, sa come premiare chi l’ama, sa distinguerlo da chi la inganna; Una vera donna non tradisce, perché ama una sola persona per volta, spesso una sola per vita; una vera donna in verità non so se esiste, forse è meglio così, se esistesse pochi sarebbero gli uomini degni di lei.

Mi manchi

Questa stanza, prima era il
mio mondo con te, adesso sono solo quattro mura vuote come una prigione… nonostante siano passati degli anni..  il vuoto che hai lasciato è sempre li, non ci sono parole ne lacrime che possano colmarlo, ormai restano solo i ricordi, intrappolati per l’eternità fra le rovine dell’anima.

 

UNA LETTERA DI UNA MIA AMICA IRANIANA MOLTO TRISTE

Ciao Sebastian…….
“Il mio nome è Bahareh, che in persiano significa primavera. È primavera e vi scrivo dei fiori, ma sono fiori dai petali sparsi.
Vi scrivo del verde e dei germogli, ma sono germogli schiacciati, calpestati dall’odio, l’odio verso la bellezza e tutto ciò che è bello, l’odio verso quelli che cercano giustizia. Vi scrivo di quelli che non sono dei veri uomini.

Il mio nome è Bahareh Maghami ho 28 anni. Non ho più motivo per nascondere il mio nome perché di me non è rimasto più nulla.

Ho perso tutti quelli che una volta erano importanti per me, ho perso parenti e amici, colleghi e colleghe, ho perso tutti. Gli ho persi perché quelli che si considerano degli uomini me li hanno ingiustamente portati via. Quelli lì mi hanno rubato la vita.
Ora che ho lasciato l’Iran voglio condividere, anche solo per una volta, il mio dolore con qualcuno. Vorrei anche chiedere a quelli che hanno avuto un’esperienza dolorosa come la mia, di scrivere del loro dolore. Dovete scrivere di quello che vi è successo, anche se temete per le vostre vite e la vostra dignità, usate dei nomi anonimi, ma scrivete.
Si deve scrivere in modo che tutti sappiano cosa è stato fatto alla nostra generazione, a questa generazione piena di dolore. Si deve scrivere per quelli che verranno dopo di noi e che vivranno in un Iran libero, in modo che sappiano il prezzo che abbiamo pagato per la loro libertà. Devono sapere quante vite sono state bruciate e come le speranze sono svanite, devono sapere i maltrattamenti che abbiamo subito.

Quando mio padre scoprì quello che mi avevano fatto il suo dolore fu immenso e in lui tutto si frantumò. Mia madre invecchio di cento anni, in un’unica notte, mio fratello da quel momento non è riuscito più a guardarmi negli occhi, ed io non ho più guardato i suoi, perché non vuole che io soffra più di quello che ho già sofferto. Con il loro gesto a lui sembra che gli abbiano portato via la sua virilità. Quando ha scoperto, che quelli che credono di essere degli uomini, sono solo invece tali perché hanno degli attributi maschili, ha iniziato a odiare la sua virilità.
Per quelli che si definiscono uomini, la dignità, la nobiltà e la castità non ha nessun valore e significato.

Ero un’insegnante di prima elementare, insegnavo ai fiori del nostro paese a leggere e a scrivere. Insegnavo loro: “Papa ha portato l’acqua” “L’uomo viene” “L’uomo porta il pane”, perché per me l’immagine dell’uomo era quella del capofamiglia, e aspettavo che quest’uomo arrivasse anche per me, ma adesso questa immagine dentro di me è cambiata.
La mia immagine di quell’uomo adesso è accecata dal suo desiderio. Non riesco a liberarmi dal puzzo infetto del suo sudore. Quando ripenso a lui, salto giù dal letto, anche nel cuore della notte. Temendo che i suoi passi mi possano di nuovo raggiungere tutto il mio corpo vibra e trema al minimo suono e il mio cuore inizia a battere più velocemente per la paura che lui mi si avvicini di nuovo. Sono sempre pronta a fuggire.

Di notte lascio le luci accese e di giorno passo le giornate tra le lacrime e il dolore.

Noi abitavamo nella via Kargar Shomali.

Quando sono stata arrestata stavo ritornando, con mio fratello, dalla Moschea di Ghoba.
Mi hanno picchiata e mi hanno portata via e così facendo mi hanno distrutta, così come dice il nostro amato poeta Hafez: hanno fatto ciò che i mongoli ci fecero.

Alcuni avevano le braccia rotte, altri le gambe spezzate o la schiena rotta e altri ancora, come me, avevano lo spirito a pezzi. Il mio spirito era devastato come se tutto ad un tratto mi fosse stato portato via tuta la mia umanità. Una volta ero primavera, ora sono come morta, sono un fiore di papavero calpestato.

Vorrei chiedere a quelli che leggono questa lettera se dovessero conoscere qualcuno che come me è stato vittima di violenza carnale, di essere gentile con loro, di appoggiarli. Il problema per me e per la gente che come me ha subito violenza è che nella nostra cultura lo stupro non è solo un duro colpo per la persona che lo subisce ma lo è per tutta la famiglia. Le ferite di una persona che è vittima di stupro non guariranno mai, neanche con il passare del tempo.

Le sue ferite si riapriranno ad ogni sguardo di suo padre, il cuore si spezzerà, ad ogni lacrima di sua madre.
I parenti, gli amici i vicini tutti ci lasciarono soli. Siamo stati costretti a vendere la nostra casa (al di sotto del prezzo di mercato) e ci siamo trasferiti a Karaj (subborgo di Teheran). Ma neanche lì la nostra permanenza durò a lungo, gli agenti trovarono il nostro nuovo indirizzo ed iniziarono a schernirci, se ne stavano dietro all’angolo della nostra strada e sorridevano a mio padre ogni qualvolta che lui passava.
Abbiamo lasciato tutto e siamo immigrati.
Alla loro età i miei genitori divennero dei rifugiati.

Posso tranquillamente affermare che le ferite che la società ci a inferto sono state molto più difficili da affrontare rispetto a quelle fisiche. Molte persone sorridono quando sentono parlare di stupro, ma io giuro che non c’è niente di divertente nello stupro, non c’è niente di divertente in una famiglia che soffre, nella perdita di dignità da parte di un ragazzo o di una ragazza, non c’è niente di divertente nel distruggere la dignità dell’amore. Quelli che mi hanno stuprato probabilmente riderebbero, erano in tre.
Tutti e tre erano sporchi e portavano la barba, avevano un accento terribile e dicevano sconcerie.
Anche se hanno visto che ero vergine mi hanno chiamato puttana e mi hanno obbligata a dichiararmi come tale.
Adesso non mi vergogno a dirlo, non mi vergogno più.
Mi hanno detto che avevano tre testimoni, i quali mi avevano vista andare con tre uomini in una sola notte, io ho detto loro che io ho 30 testimoni, i quali possono affermare che sono un’insegnante e che quello che mi sta succedendo è solo colpa loro.
Loro mi hanno derisa dicendo che per me non era poi tanto male, e che la mia paga era aumentata.
Per loro la dignità e la castità di una donna sono solo parole vuote, per loro tutte le donne sono puttane.
Quelli che mi hanno stuprata, non erano degli esseri umani, erano affetti da auto-subordinazione, si erano trasformati in animali perversi, che non sapevano più quello che facevano, non sapevano di star distruggendo la bellezza.
Queste creature non hanno rispetto neanche delle loro madri e delle loro sorelle, mi dispiace per coloro che per tutta la vita devono convivere con questi animali rabbiosi.
I miei denti erano rotti, la mia spalla graffiata, il mio essere donna era stato distrutto.
So che non sarò mai più in grado di amare un uomo, non sarò mai in grado di avvicinarmi e fidarmi di un uomo. Anche se mi rendo conto che la mia terra ha tanti uomini coraggiosi, che hanno sofferto, ma per me i veri uomini e quelli che fingono di essere tali, fanno oramai parte di una stessa categoria.
La mia vita da donna è finita e io adesso sono come una morta che cammina. Ma scrivo. Scrivo per riconquistare la fiducia in me stessa. Ho scritto che ero un insegnate, trasformatasi in prostituta, ma adesso sono una scrittrice.
Vi ho scritto che ero primavere, e invece adesso sono diventata autunno e perciò sono diventata più bella. Sono una prostituta bella. Mi hanno resa un’emarginata nel mio stesso quartiere, un insegnante senza classe, un essere ridicolo agli occhi degli altri, mi hanno condannata alla solitudine.
Per la Repubblica Islamica d’Iran sono diventata il simbolo della donna con la schiena rotta, i capelli tagliati e il viso insanguinato. Ma io sono orgogliosa di essere una puttana se ciò aiuta a portare la libertà, e poi io so che non sola.

Sentivo le loro voci, nelle celle accanto alla mia, o mentre il mio inutile corpo era accasciato a terra, sentivo le loro voci, mentre questi finti uomini usavano violenza su di loro (le altre prigioniere).
Chiedo a tutti quelli che come me hanno sofferto, di scrivere, perché coloro che hanno subito violenza devono in qualsiasi modo esternare il dolore, perché è lo stesso dolore al quale Sadegh Hedayat (scrittrice contemporanea) si riferiva dicendo “il dolore mastica (distrugge) l’anima della gente”. Lasciate uscire fuori il vostro dolore. Fatelo sapere a tutti. Dovete capire che non siete sole, che ci sono molte come voi. Noi tutti condividiamo questo dolore. …

UN BACIO A TE AMICO MIO VERO!!!!!!!!

Bahareh Maghami

Non mi interessa cosa fai per vivere… voglio sapere per cosa sospiri e se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore.. non mi interessa “quanti anni hai” voglio sapere se ancora vuoi rischiare di sembrare stupida per l’amore, per i sogni, per l’avventura di essere viva… non voglio sapere che pianeti minacciano la tua luna.. voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore… se sei rimasta aperta dopo i tradimenti della tua vita.. o se ti sei rinchiusa per paura del dolore futuro….. Voglio sapere se puoi sederti con il dolore, il mio o il tuo; se puoi ballare pazzamente e lasciare l’estasi riempirti fino alla punta delle dita senza cautela, di essere realisti, o di ricordarci le limitazioni degli esseri umani. Non voglio sapere se la storia che mi stai raccontando sia vera… voglio sapere se sei capace di deludere un altra  per essere autentica a te stessa, se puoi subire l’accusa di un tradimento e, non tradire la tua anima. Voglio sapere se sei fedele e quindi di fiducia.. Voglio sapere se sai vedere la bellezza anche quando non è bella tutti i giorni se sei capace di far sorgere la tua vita con a tua sola presenza… Voglio sapere se puoi vivere con il fracasso, tuo o mio, e continuare a gridare all’argento di una luna piena: Sì! Non mi interessa sapere dove abiti o quanti soldi hai, mi interessa se ti puoi alzare dopo una notte di dolore, triste o spaccata in due, e fare quel che si deve fare per i bambini….. Non mi interessa chi sei, o come hai fatto per arrivare qui.. voglio sapere se sapresti restare in mezzo al fuoco con me, e non retrocedere… non voglio sapere cosa hai studiato, o con chi o dove.. voglio sapere cosa ti sostiene dentro, quando tutto il resto non l’ha fatto. ..voglio sapere se sai stare da sola con te stessa, e se veramente ti piace la compagnia che hai nei momenti vuoti…

Ma..  forse voglio troppo..

Una giornata di m***a..

Nessuno in fondo mi ha mai capito davvero…


è sempre stato più facile voltarmi le spalle, che venirmi incontro scavalcando vizi e difetti. È sempre stato più facile addossarmi l’aggettivo “stronzo”, invece di provare ad andare oltre cercando qualcosa di buono in questa “merda” d’uomo che tanto criticate…
Cosa c’è dentro? Quegli occhi azzurri, cosa nascondono? In quel cuore malandato e pieno di ferite, cosa c’è? Accende una sigaretta dopo l’altra per noia o per nervosismo? Quei pugni stretti, sono per stare in guardia contro il mondo o per tenere stretti sogni e speranze, per fare in modo da non rimanerne senza?
Domande su domande che pochissimi si son posti. E chi se le pone, cerca di rispondere? No, troppo difficile, troppo stancante, troppo impegnativo. Meglio fermarsi all’apparenza e giudicare quel poco che si vede. È più facile sparare a zero su chi nemmeno si conosce. Il mio problema è che non sono equipaggiato di giubbotto antiproiettili, le critiche mi colpiscono e feriscono.. Le critiche mi mandano al tappeto, mi mettono in condizione d’arrendermi… E sono stanco di lottare, son stanco d’incazzarmi con chi non mi capisce, di combattere per esser capito… Chi vuole credermi una “merda” d’uomo, lo faccia pure….. Ma ricordatevi che dai diamanti non nasce niente, mentre dal letame può nascere il fiore più bello..

Una leggera malinconia mi sta assalendo ti devo lasciare.. dove mi faccio un ultima domanda..
Come si scrivono le lacrime???

M’ie drag sa zbor…

Mi’e drag sa zbor, mi’e drag sa simt bucuria, iubirea, daruirea, compasiunea. Insa zborul nu este intotdeauna lin, cad si nu o data.. ci de multe ori. Atunci ma simt umilit, ma simt neputincios, simt o furie de nedescris pe mine, pe viata, pe tot ceea ce ma inconjoara.
Cad acum… insa ma vad in oglinda cum cad.. ma observ si vad ca e nevoie de caderea aceasta.. E neplacut, doare, dar nu ma pot opri din cadere. Mi’e frica insa stiu ca n’am putere sa imi gasesc echilibrul, nu acum.. stiu ca n’am de ales decat sa imbratisez si sa accept caderea…
Nu inteleg nimic.. dar stiu ca nu e nimic de inteles.. ma doare totul si totusi durerea nu vine din suflet, ma simt gol de energie.. si totusi undeva exista un izvor gata sa fie descoperit.
Ma uit la mine si reusesc sa fur un zambet, ma uit la mine si imi sterg lacrimile nevinovate, ma uit la mine si sadesc in ochii mei speranta…

Abandonez totul… ma las sa cad.. probabil am nevoie sa imi creasca noi aripi..

Ho conosciuto una donna

Ho conosciuto una donna, e dopo le varie presentazioni iniziali, abbiamo iniziato a parlare dei problemi della vita…
L’impressione è sempre la stessa una donna felice, un lavoro e una bella famiglia.
Ma devo imparare una cosa, se conosco una donna felice… non devo mai toccare il tasto amore, mai…
Se tocco quel tasto e come toccare il tasto nero di un pianoforte, il suono della voce comincia a “stonare”
Dopo due giorni diventi da perfetto sconosciuto a “sacerdote” a cui confessare i propri sentimenti.
Noti nel parlare che nella sua vita ci sono stati anche i tasti bianchi del pianoforte, quelli che davano sinfonia musica alle emozioni, ma fanno parte di un passato lontano.
Pian piano vedi che la felicità in questa donna e solo un sogno vissuto lontano nel tempo, non fa neanche più parte di uno stato d’animo presente.
Provo a dirgli che ha l’amore del suo figlio.
Ma le risposte sono:
mio figlio e grandi, non ha più tempo per me, e mio marito da sempre per scontato il nostro amore….
Io non posso che ascoltarla, gli occhi lucidi, gli fermo la corsa delle lacrime che scendono sul suo viso strappandogli un sorriso.
(Ma so che non basta)

Ogni giorno ci parliamo, ci ascoltiamo…
oddio ci stiamo innamorando.
Ma io non sono pronto e forse neanche lei, sarei solo una sostituzione ad una mancanza d’affetto
Le dico che una mamma è prima di tutto una donna,
è una donna con il carico dei suoi anni ha il diritto di amare ed essere amata, di non trovare la rassegnazione del desiderio,
di combattere con le unghie e di riprendersi l’amore che adolescente la facevan sognare
Potevamo nutrirci dell’amore di una notte,
lei avrebbe accettato, ci saremmo amati e sarebbe stato solo un dolce ricordo, ma non sarebbe stata la sua felicità e neanche la mia.
Oggi quella donna ama ed è amata dalla stessa persona che aveva al suo fianco
Molte volte una donna ha solo il bisogno di essere ascoltata.
Ieri sera sono uscito.. è ho conosciuto un’altra donna
e dopo le varie presentazioni l’impressione è sempre la stessa
UNA DONNA FELICE…